La collazione: perché la donazione rientra nei conti
La legge presume che una donazione ai figli o al coniuge sia un anticipo sull’eredità. Per questo, quando si divide l’eredità, figli, loro discendenti e coniuge che accettano devono «conferire» ciò che hanno ricevuto: il valore della donazione si somma al patrimonio, si calcolano le quote sul totale e si scala da ciascuno ciò che ha già avuto.
- Dispensa: il donante può dichiarare, nell’atto di donazione o nel testamento, che la donazione non va conferita. Resta però il limite della legittima degli altri.
- Valore: per gli immobili conta il valore al momento della morte, non quello della donazione (art. 747 c.c.).
- Donazioni ad altri (per esempio a un nipote o a un estraneo) non vanno in collazione, ma contano anch’esse per verificare se la legittima è rispettata.
Il caso in numeri: l’appartamento donato a Irene
Enrico ha due figli: Irene, dal primo matrimonio, e Davide, nato con Silvia, la moglie attuale. Anni fa ha donato a Irene un appartamento che oggi vale 180.000 €, senza dispensa. Alla sua morte lascia 225.000 €.
Il calcolo si fa su 225.000 + 180.000 = 405.000 €: un terzo ciascuno a Silvia, Irene e Davide, cioè 135.000 €.
| Senza testamento | Silvia | Irene | Davide |
|---|---|---|---|
| Se Irene accetta l’eredità | 135.000 € | 135.000 € (tiene l’appartamento e versa 45.000 € agli altri) | 135.000 € |
| Se Irene rinuncia | 112.500 € | 180.000 € (tiene l’appartamento) | 112.500 € |
Se Irene accetta, la donazione supera la sua quota di 45.000 €. Secondo l’interpretazione più prudente, adottata anche da LascitoApp, li deve versare a Silvia e Davide, 22.500 € ciascuno; su questo punto le opinioni dei giuristi non sono unanimi. Se rinuncia, tiene l’appartamento e Silvia e Davide si dividono i 225.000 € lasciati. Ma la rinuncia non mette Irene al riparo: la donazione supera la quota disponibile, e Silvia e Davide ricevono 22.500 € meno della loro legittima. Possono quindi chiedere la riduzione della donazione (artt. 553–564 c.c.).
Le domande da farsi prima di donare
- La donazione è dispensata dalla collazione? Se no, alla morte si rifaranno i conti. Se sì, va comunque rispettata la legittima degli altri.
- Supera la quota disponibile? Se sì, chi la riceve rischia di doverne restituire una parte.
- Riguarda un immobile? Una donazione che lede la legittima può rendere più difficile vendere o ipotecare l’immobile per vent’anni dalla trascrizione della donazione, perché i legittimari potrebbero chiederne la restituzione (art. 563 c.c.).
- Ci sono figli di unioni diverse? È il caso in cui le donazioni dimenticate provocano più spesso liti. Vedi l’articolo sui figli di unioni diverse.
Per trasferire un’azienda di famiglia a un figlio senza questi rischi esiste uno strumento apposito, il patto di famiglia (artt. 768-bis e seguenti c.c.): l’azienda esce da collazione e riduzione e gli altri legittimari vengono liquidati subito.