Unione civile: gli stessi diritti del matrimonio
Per le coppie dello stesso sesso unite civilmente valgono le regole della successione tra coniugi (L. 76/2016, art. 1 c. 21). La persona unita civilmente:
- eredita le stesse quote del coniuge quando non c’è testamento (vedi l’articolo sull’eredità senza testamento);
- ha diritto alla quota di legittima;
- ha il diritto di abitare nella casa familiare;
- paga l’imposta di successione come il coniuge: 4% solo sulla parte che supera 1 milione di euro.
Convivenza di fatto: nessun diritto ereditario
Il convivente di fatto, anche se la convivenza è registrata all’anagrafe, non è erede e non ha diritto alla legittima. Senza testamento il suo posto lo prendono i figli, i genitori, i fratelli e gli altri parenti della persona defunta. La legge gli riconosce solo alcuni diritti:
- restare nella casa comune, se era di proprietà della persona defunta, per due anni o per un periodo pari alla convivenza, fino a un massimo di cinque anni; almeno tre anni se nella casa vivono figli minori o disabili del convivente superstite. Il diritto si perde se smette di abitarvi o se si sposa, si unisce civilmente o va a convivere con un’altra persona (L. 76/2016, art. 1 cc. 42–43);
- subentrare nel contratto di affitto della casa comune, se era intestato alla persona defunta (art. 1 c. 44);
- ottenere il risarcimento del danno se la morte è stata causata da un fatto illecito di altri, per esempio un incidente (art. 1 c. 49).
Un esempio: Giovanna e Franco
Giovanna convive con Franco da quindici anni nella casa di lei. Non ha figli; ha la madre Rita, un fratello, Carlo, e una sorella da parte di padre, Elisa. Il suo patrimonio vale 300.000 €.
Senza testamento
La madre riceve 150.000 €, perché ai genitori spetta almeno la metà; Carlo riceve 100.000 € ed Elisa, sorella unilaterale, 50.000 €. Franco non riceve nulla: può solo restare nella casa per cinque anni.
Con un testamento a favore di Franco
La madre è l’unica legittimaria e le spetta un terzo, 100.000 €. Se Giovanna lascia a Franco tutta la quota disponibile, i due terzi, Franco riceve 200.000 € e paga 16.000 € di imposta di successione, perché per il fisco è un estraneo (8% senza franchigia). I fratelli non ricevono nulla, perché non sono legittimari.
Come tutelare il convivente
- Testamento: è lo strumento principale. Permette di lasciare al convivente la quota disponibile o beni precisi, come la casa, rispettando la legittima di figli e genitori.
- Polizza vita con il convivente come beneficiario: il capitale gli viene pagato direttamente, fuori dall’eredità e senza imposta di successione. I premi pagati possono però contare per la legittima degli altri.
- Cointestazione della casa o dei conti: la parte già del convivente non entra nell’eredità.
- Matrimonio o unione civile: rende il partner erede e legittimario, con imposte molto più basse.
Il contratto di convivenza regola i rapporti economici durante la vita insieme, ma non può disporre dell’eredità: in Italia gli accordi sulla propria successione futura sono vietati (art. 458 c.c.).